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Je m’appelle Lolita

Abbastanza complesse da poter riempire interi trattati di sociologia, le Lolita sono comparse in Giappone ormai diversi anni fa, e si preparano, addobbate da pizzi e merletti, a sbarcare anche in occidente.

E’ difficile capire cosa spinga una ragazza a farsi travolgere dall’amore folle per le gonne a palloncino, i fiocchi giganteschi nei capelli, le ballerine alla bebé e un’aria da perenne bambina. Tuttavia, le domeniche a Tokyo, nel quartiere di Harajuku, sono caratterizzate da miriadi di Lolita, intente a passeggiare ondeggiando le loro borsette e farsi fotografare da turisti e curiosi.

Film-cult di questa tendenza è Kamikaze girls (titolo originale: Shimotsuma Monogatari), che racconta la vita quotidiana di un’adolescente-lolita nelle periferie nipponiche. Nella pellicola è celebrato il negozio Baby the stars shine bright, interamente specializzato in abiti stile rococò fatti di pizzi e merletti.

“Sorelle cattive” delle Lolita sono le Gothic-Lolita, caratterizzate da vestiti simili ma instancabili nell’indossare come unico colore il nero. Anche in questo caso, esistono negozi pensati ad hoc: il Moi Meme Moitié è un marchio fondato dallo stilista-chitarrista Mana, famoso per le sue gigantesche parrucche, il trucco e gli abiti femminili oltre che per l’attività di musicista nel gruppo Moi-dix-Moi.

Je m'appelle Lolita

Che un tipo di moda di questo genere, sicuramente di nicchia anche in Giappone, possa fare presa in Italia e in Europa, è ancora da vedere. Tuttavia, Baby the stars shine bright è presente anche in Francia, e tra le appassionate di musica gotica, manga e Giappone non è così strano trovare delle aspiranti Lolita. Forse, tra qualche anno, anche per le strade di Milano o Roma gireranno ragazze dalle gonne a palloncino con romantici cappellini e calze di pizzo bianco.

A cura di Giulia Evolvi

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